LA BATTERIA ELETTRONICA

suonare la batteria

La batteria elettronica è uno strumento che negli ultimi decenni ha avuto una crescita esponenziale, sia in termini tecnologici che di popolarità.

La sua configurazione attuale non si discosta molto da quella di una batteria acustica, ma anziché avere i classici fusti con le pelli in Mylar, hanno dei pad. I pad possono essere di diverso tipo a seconda del loro utilizzo e costo, ma principalmente si dividono in due categorie: Dei veri e propri dischi rivestiti in gomma o dei mini-fusti ai quali è stata applicata una pelle mesh, capace di riprodurre le stesse sensazioni di rimbalzo di una pelle “normale”.

Pelli Mesh della batteria elettronica

Pelli MESH

Il pad in gomma in tutte le sue derivazioni di forma e materiali viene utilizzato al posto dei classici piatti o nelle batterie elettroniche più economiche al posto dei tamburi. Il pad con la pelle mesh invece è utilizzato per sostituire i tamburi della batteria. Nelle versioni più recenti esso ha i tiranti attaccati su un fusto poco profondo, che hanno lo scopo di regolare la tensione della pelle per essere così adattata alle esigenze di rimbalzo di ogni batterista.

“è possibile anche montare le pelli mesh sui fusti della

batteria acustica, semplicemente per ridurre il volume”

come è fatta

All’interno di ogni pad c’è un sensore (o trigger), che quando sottoposto ad impatto (cioè quando colpiamo il pad con la bacchetta), genera un segnale elettrico. Questo segnale viene elaborato da un modulo sonoro, sempre presente in una batteria elettronica, che lo trasforma in suono attraverso alcuni algoritmi.

I moduli sonori sono il vero cervello di ogni batteria elettronica e spesso la parte più costosa. Essi sono collegati ai pad con dei cavi ed oggi hanno un’infinita varietà di suoni dai quali poter scegliere, e sono in grado di essere connessi con l’esterno diventando dei veri e propri sequencer.

la prima batteria elettronica

Molti associano l’invenzione delle prime batterie elettroniche ai primi anni ’70, ma è solo nel 1976 che la Pollard Industries commercializza la prima drum machine. Essa era formata da un modulo sonoro ed uno o più tamburi.

Batteria elettronica Simmons

Batteria elettronica Simmons

Nonostante l’azienda nel giro di pochi anni sia andata in fallimento, le sue batterie catturarono l’attenzione di molti batteristi famosi e così nel 1978 la Simmons cominciò la sua produzione di batterie elettroniche, lanciando nel 1981 la SDS-5. Batteria con i caratteristici pad esagonali, la SDS-5 è stata impiegata in molte registrazioni e la si può anche vedere in molti videoclip di band dell’epoca. La sua notorietà fece si che anche batteristi rock (ad esempio Terry Bozzio) decisero di usarla. Il suo suono descritto come “terribile” era però talmente nuovo e futuristico che anche gruppi come Duran Duran e Rush ne fecero largo uso.

L’entrata dei colossi

Gli anni successivi sono stati un crescendo di ricerca e produzione, la Roland e la Yamaha in particolare produssero i loro primi modelli, con pad in gomma, sensibili alla dinamica e con suoni campionati.

“nel 1997 la Roland ha rivoluzionato il concetto

di batteria elettronica con la V-Drum”

batteria elettronica Roland TD10

Roland V-Drum TD-10 del 1997

Nel 1997 c’è stata un po’ la svolta del settore. La Roland lancia la TD-10 che presentava due fondamentali novità: Pelli mesh al posto dei pad in gomma e niente più suoni campionati, ma modelli matematici per produrre il suono.

la Roland prende il potere

E’ stata la prima V-Drum, termine che tutt’oggi è ancora simbolo delle elettroniche Roland. E’ stata la mia prima batteria elettronica e posso assolutamente confermare la incredibile varietà di suoni e di regolazioni. Il modulo sonoro della TD-10 è tutt’oggi ricercato sul mercato e la sua valutazione è ancora molto alta. Una delle maggiori “pecche” dei questo modello è che ancora non erano stati inventati i pad per i piatti e l’hi-hat come sono oggi. Ricordo bene quando al loro posto c’erano dei pad rotondi in gomma, che rendevano molto poco reale il rimbalzo e la consistenza. Era davvero frustrante.

Attualmente i produttori sono molti, dalle produzioni in serie a quelle artigianali, il principio non è complicatissimo e creare dei pad è possibile anche per chi ha un minimo di dimestichezza con l’elettronica.

“è possibile ampliare la libreria dei suoni del modulo

sonoro, semplicemente collegando un portatile”

il feeling vero

La ricerca della sensibilità e del suono che si avvicini il più possibile alle batterie acustiche è lo scopo principale di queste batterie. Ad oggi sono usate sia da chi ha problemi di volume, sia per lo studio ma anche per i live e la registrazione. Basta fare un po’ di ricerche su internet per trovare filmati, schede tecniche e recensioni per tutti i gusti, non c’è che l’imbarazzo della scelta, anche i prezzi ormai sono molto variabili e per tutte le tasche. Si parte da poche centinaia di euro fino ai 10.000 ed anche di più, l’importante è capire quale è l’utilizzo che ne vogliamo fare e le caratteristiche che per noi sono fondamentali, per il resto molta pazienza e come sempre, prima di acquistare è fondamentale provare.

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