i piatti della batteria

i piatti della batteria

I piatti della batteria sono una parte fondamentale del drumset. Nella batteria moderna hanno assunto un ruolo di primo ordine e conseguentemente il mercato si è sviluppato in maniera esponenziale, proponendone vari tipi, che variano nella misura, nella composizione e quindi nel prezzo.

Il piatto è tradizionalmente di forma circolare, di dimensione e peso variabile. Le tecniche di produzione differiscono a seconda del livello di qualità  e della fascia di prezzo di riferimento.

“i piatti sono composti in larga percentuale di bronzo”

I primi piatti comparvero circa nel 2000 a.C. ed il loro utilizzo non era esclusivamente musicale. Ne venivano comunque costruiti di diversi tipi, concavi o piani, con più o meno campana (la parte centrale vicino al foro, quella più concava) a seconda del suono che si voleva ottenere.

Attualmente abbiamo diverse macrocategorie di piatti, differenziate dal processo di lavorazione e dal materiale con il quale sono costruiti.

piatto in lega b8 o b20?

Molte volte avrete letto “piatto in lega B20” oppure vi avranno detto “certo che costa poco, è in B8!”.

Ecco cerchiamo di capirne di più.

Innanzitutto iniziamo con il dire che la maggior parte dei piatti sono realizzati con una lega di bronzo e stagno. Ecco proprio le differenti percentuali di questi due componenti, danno la definizione di piatti in B8 o piatti in B20.


B8 and B20 cymbals

B20: 80% di bronzo + 20% di stagno

B8: 92% di bronzo + 8% di stagno


I piatti in lega B20 sono quelli maggiormente prodotti per l’alta fascia. Zildjian e Sabian ad esempio utilizzano questa lega per la maggioranza dei loro piatti. Il suono è tendenzialmente più “caldo“.

I piatti in lega B8 invece si usavano spesso per i piatti considerati più economici, ma con una grande eccezione. La Paiste utlizza per la maggioranza dei propri prodotti la lega B8, come per i leggendari Paiste 2002. E non direi proprio che sono piatti di bassa fascia.

Esistono anche piatti in ottone, che hanno costi di produzione e lavorazione minori, ma sono molto spesso piatti di fascia bassa e sempre piatti “effetto” come splash o stack.

Ogni marchio poi si attribuisce l’invenzione e l’uso di piccole ma fondamentali variazioni. La Paiste parla della lega CuSn8 per i nuovi 2002, ed anche di una formula segreta per la serie Signature. Si pensa addirittura che la Zildjian utilizzi percentuali minime di argento per i loro piatti.

Marketing o verità? Chi lo sa!

Piatti stampati

piatti della batteria
Martellatura a mano dei piatti della batteria

Questi sono realizzati a partire da lastre piane di metallo, di solito ottone, bronzo B8 o bronzo B20 ai quali viene impressa la forma, la campana, la curva, ed il taglio del bordo mediante l’utilizzo di presse. È pensiero comune che i piatti stampati siano piatti economici. In realtà, mentre è vero che i piatti economici sono in genere stampati, non è assolutamente vero il contrario. La produzione della totalità della gamma di prodotti di Meinl Paiste è, per esempio, prodotta mediante stampa. Questo perché le fasi di lavorazione che più danno pregio sonoro e quindi qualità ad un piatto sono quelle finali, ovvero la tempra, la tornitura e la martellatura; la precisione di una martellatura a macchina può essere preferibile in alcuni ambiti (ad esempio la registrazione), anche se in genere la tornitura viene eseguita a mano.

Piatti di fusione

I piatti della batteria di alta qualità sono normalmente in bronzo, con percentuali variabili di rame e stagno; una delle leghe più apprezzate è il bronzo B20 (20% di stagno). I metalli vengono acquistati grezzi e fusi. Alcuni costruttori (per esempio Sabian) aggiungono alla fusione anche quantità minime di argento.

Lavorazione

piatti della batteria

La maggior parte di produttori (ad esempio Sabian Zildjian) segue questo procedimento: vengono creati piccoli dischi di bronzo (circa una decina di centimetri, anche a seconda delle dimensioni del piatto in produzione), che vengono scaldati, appiattiti, oggi mediante l’ausilio di presse, e raffreddati. Questo procedimento è svolto più di una decina di volte (anche questo a seconda della tipologia del piatto); grazie a ciò (una specie di tempra), la struttura del piatto diventa molto più resistente, inoltre a quanto dicono i produttori, si migliora la diffusione delle onde sonore. A questo punto, il disco viene forato al centro, e al tornio vengono eseguite le fasi finali della lavorazione: viene formata la campana mediante martellatura; viene poi martellato lungo tutta la superficie e sempre a seconda della tipologia di piatto. È pensiero comune che la martellatura a mano sia sinonimo di migliore qualità rispetto alla martellatura a macchina; in realtà, i due procedimenti hanno conseguenze sulla qualità del suono e non paragonabili, quindi vanno valutati in base all’utilizzo ed al gusto personale. La fase più delicata, che invece nei piatti di qualità viene sempre eseguita a mano, è la tornitura mediante sgorbie, operazione che va ad assottigliare specifiche parti del piatto, che finora aveva ancora uno spessore quasi uniforme. Viene infine tagliato e rifinito il bordo.

“la martellatura a mano non sempre è migliore di quella a macchina”

E gli altri?

Esistono invece altri produttori, come UFIP (dove per anni ha lavorato il grandissimo, poi diventato produttore di capolavori, Roberto “SPIZZ” Spizzichino) che hanno la peculiarità di fondere i metalli e gettarli dentro ad una forma di ghisa, così come vengono costruite le campane. Il piatto grezzo, liberato dalle bave di fusione, è estremamente fragile a causa della natura cristallina del metallo; esso viene quindi temprato attraverso un riscaldamento all’incandescenza seguito da una rapida immersione in acqua fredda. Il piatto temperato viene quindi lavato e forato centralmente. Segue una prima tornitura per togliere la scorza superficiale scura e la smussatura dei bordi. A questo punto si tornisce la campana e infine si procede alla martellatura, che dà al piatto la giusta accampanatura. Resta infine da eseguire la tornitura finale, con sgorbie manovrate manualmente, che serve a dare l’aspetto e il peso definitivi.

piatti della batteria
Ride 22″ Danny Carey (Tool) signature

Prima del confezionamento si procede alla selezione, all’accoppiamento degli hi-hat, alla punzonatura e all’impressione delle scritte con i marchi e le indicazioni sul tipo e le dimensioni. Alcuni costruttori (per esempio Zildjian) hanno in catalogo piatti di colore grigio, nero, rosso (celebri i piatti grigi di Nick Mason nel tour dell’album The Wall) ottenuti vaporizzando diversi metalli o leghe sulla loro superficie. In genere, dato che l’applicazione di queste patine altera le qualità del piatto, i costruttori progettano piatti che esaltano le frequenze che l’applicazione va ad attenuare e viceversa.

Di solito i piatti di fusione subiscono un periodo di “stagionatura“, necessario a farne migliorare le caratteristiche e a garantire l’uniformità e costanza del suono.

TIPI DI PIATTI

Crash: Sono creati per le fasi più coinvolgenti, essi danno un suono veloce ed esplosivo. Il range più comune va da 14” a 19”. Più le misure saranno piccole e più alta sarà l’intonazione.

piatti della batteria

Ride: Generalmente vanno da 18” a 24” e sono caratterizzati dal fatto di avere un suono chiaro e ben definito, dove la bacchetta fa il suo classico “tintinnio” di accompagnamento. Il ride è spesso usato dai batteristi per tenere il tempo come da accompagnamento. In commercio si trovano anche molti Crash/Ride, che sono piatti ibridi, utilizzabili sia da crash che da ride, ma con caratteristiche intermedie, più scuro di un crash normale e meno definito di un classico ride. Sono utilizzati solitamente da chi cerca un suono di accompagnamento molto “sporco” e poco definito.

Splash: Questo tipo di piatto è stato creato per avere un suono corto, tagliente e senza overtones. Generalmente le loro misure vanno da 6” a 12”.

Hi-Hat: Comunemente detto charleston, questa coppia di piatti producono il classico suono molto definito detto anche “chip”. Usati principalmente per l’accompagnamento, si suonano sia con le mani che, tramite asta apposita con i piedi. Le loro misure più frequenti sono 13” e 14”, ma non è raro trovarli più piccoli o da 15”.

piatti della batteria
China da 18″

China: Hanno il classico suono esplosivo e cupo. Usati principalmente nel rock, le loro misure sono generalmente 14”, 16” o 18”. Il china consente al batterista di avere quel suono di impatto molto grezzo, da associare spesso al rullante o ad un altro piatto per aumentarne l’efficacia e la presenza.

Piatti effetto

Piatti perforati: Oltre ai “classici” piatti, da qualche anno a questa parte c’è stato il boom dei cosiddetti piatti perforati. Se hai visto un qualsiasi video su YouTube che riguarda le batterie, non c’è marca di piatti che non spinga i suoi. Sono crash, splash, china ed anche hi-hat con dei fori. Dave Weckl fu tra i primi ad usare questi piatti (Sabian serie O-Zone) ed oggi sono diffusissimi. Se ti stai chiedendo cosa cambia, ti rispondo subito. Applicare i fori ai piatti, ne toglie la risonanza e la brillantezza e quindi un crash avrà meno coda e sarà più simile ad un China.

Stack: Anche qui siamo al boom. Oggi tutti i batteristi famosi hanno (sono stati equipaggiati di) almeno uno stack. “Stack”, dall’inglese “catasta“, “pila”, sono due piatti sovrapposti. Spesso si sovrappongono un crash ed uno splash, oppure due crash. Qualcuno mette anche un piatto sotto ad uno splash, con il solo scopo di accorciare la coda del piatto ed ottenere un caratteristico effetto. Non sono ovviamente piatti che vengono utilizzati per le classiche spiattate, ma come effetto sono molto divertenti.

Anche qui ci sono stati precursori. Sempre Dave Weckl negli anni ’90 sovrapponeva un china ed un crash per ottenere quell’effetto. Oggi si trovano combinazioni di piatti già fatte e non bisogna per forza fare uno sforzo o delle prove, è tutto già confezionato. Io li utilizzo spesso, riciclando anche dei vecchi piatti rotti.

“prima di acquistarli, provateli insieme ai vostri piatti”

…e la campana?

Non dimentichiamoci della campana del piatto.

La campana è quella parte centrale rigonfia, proprio dove è posizionato il foro.

La forma della campana influenza il suono del piatto e non è solamente utile per essere colpita (come per il ride). Piatti con grandi campane hanno una coda più lunga, più rivebero e più armoniche.

I piatti senza campana hanno pochissima risonanza e quasi nessuna coda.

Quindi?

Comprare i piatti della batteria può essere davvero un’esperienza fantastica e stimolante oppure lunga e frustrante. Il suono dei piatti varia a causa di mille diversi motivi. Piatti della stessa marca, serie e diametro possono avere suoni differenti a causa delle lavorazioni che subiscono. Il mio consiglio è fare innanzitutto una macro-scelta in base al genere.

“Se devi risparmiare, non farlo sui piatti”

Poi pensare al proprio budget e scartare da subito i piatti che per un motivo o per l’altro non fanno al vostro caso. A quel punto fatevi consigliare dal negoziante e provatene alcuni. Se ne acquistate più di uno, magari provarli insieme, oppure se dovete comprare un piatto da aggiungere al vostro set, io consiglio di portarvi in negozio i vostri piatti per sentire se il nuovo piatto si inserisce bene.

In generale, se proprio si deve risparmiare un po’ (e spesso è una scelta obbligata), meglio spendere un po’ meno sulla batteria, ma evitare di prendere i piatti troppo economici. Una batteria di medio livello può comunque suonare molto bene, ma i piatti economici, daranno davvero poche soddisfazioni.

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