Piatti SPIZZ Spizzichino

Scrivere un articolo su Roberto Spizzichino è un obbligo, inutile girarci intorno. Ho posseduto i piatti Spizz, ce li ho ancora (tornerò più avanti sull’argomento in dettaglio) e credo fermamente che sia uno degli artigiani vissuti in Italia più sottovalutati dal grande pubblico batteristico, soprattutto giovanile.

Molti di voi non lo conosceranno, specialmente i più giovani, ma Roberto Spizzichino era un artista che ha tenuto alto il nome dei piatti italiani nel mondo.

Partiamo dall’inizio:

Roberto “Spizz” Spizzichino nasce a Roma, classe 1944 ed è stato batterista per numerosi artisti, anche famosi, come Romano Mussolini, Amedeo Tommasi, Anna Oxa, Pino Daniele e Mia Martini.

Lavora alla UFIP, notissima fabbrica toscana di piatti, dove contribuisce in maniera importante alla creazione della serie Tiger, suonata tra l’altro da batteristi del calibro di Bernard Purdie.

Roberto Spizzichino

Introverso, taciturno e geniale, nel 1977 si reca in Turchia per acquistare dei piatti serie K della Zildjian, i suoi preferiti e oramai divenuti introvabili, ma scopre che la fabbrica ha chiuso i battenti.

Qualcosa non va nella sua collaborazione con UFIP ed a metà degli anni ‘80 decide di dedicarsi personalmente alla produzione di piatti B20 (80% rame, 20 % stagno) con lo scopo di ricreare il sound dei migliori “K”.

“Non sono un artigiano, io non creo arte, io modello il suono”

Roberto Spizzichino

I piatti sono degni delle sue intenzioni e non passa molto tempo che moltissimi batteristi e percussionisti, anche di fama internazionale iniziano a conoscerlo ed i suoi capolavori diventano richiestissimi.

Inizia ad esportare negli Stati Uniti grazie soprattutto alla collaborazione con “The Modern Drum Shop” di New York.

BESPECO E LE SERIE ECONOMICHE

Il nome gira e le richieste sono moltissime, così nel 1987 stringe un accordo con la Bespeco, azienda marchigiana specializzata nella produzione di cavi, per la produzione in serie di piatti, i piatti Spizz. Questi piatti non hanno la cura e la qualità dei piatti che venivano prodotti a mano ma sono serie economiche in lega B8, e vengono rinominati semplicemente Serie One, Two, Three e Four.

Una delle comuni 4 serie economiche curate Bespeco

I piatti Spizz serie One (in lega B8) e Spizz serie Two (in Ottone), serie di fascia bassa, furono subito introdotte mentre le più lavorate (ma non troppo) Spizz serie Three (B8 martellata a mano) e Spizz serie Four (identica alla serie One, ma con un trattamento di tempra differente) furono prodotte a partire dal 1989.

Serie “Antique” e “Bygone Sound”

La nomina di costruttore di piatti economici un po’ gli sta stretta e nel 1991 la Bespeco gli permette di tornare a lavorare ancora sui piatti B20, e poiché il nome SPIZZ oramai era troppo legato alle serie economiche, decide di chiamare le sue nuove serie “Antique” e “Bygone Sound”.

Nella fiera musicale di Francoforte del 1992, questi piatti vennero presentati in due serie. La serie con la scritta di colore rosso era martellata a mano ed erano piatti piuttosto leggeri. La serie con la scritta di colore nero invece era martellata dai macchinari con pattern irregolari e disponibile in differenti spessori e pesi.

Da lì a poco Roberto “Spizz” Spizzichino lasciò la Bespeco, che continuò a produrre indipendentemente le serie in lega B8, mentre lui continuò a lavorare da solo sui piatti utilizzando dischi di materiale grezzo fornito da altre aziende. “L’origine del disco metallico non è importante” diceva “posso ottenere il suono che voglio da qualsiasi disco che è fatto con i giusti materiali”.

“La materia prima può essere turca, cinese, italiana.

Il risultato finale sarà comunque di assoluto valore.”

Roberto Spizzichino
La serie Artisan Cymbals by Roberto Spizzichino

Le produzione delle due serie Antique e Bygone Sound divenne discontinua e lui decise di dedicarsi ad una nuova serie di piatti martellati rigorosamente a mano e disponibili in diversi pesi, chiamata “Artisan Cymbals by Roberto Spizzichino”.

Sono questi i veri piatti Spizzichino di cui tutti parlano, quelli ricercati da molti jazzisti di tutto il mondo e possedere uno di questi ultimi piatti oggi equivale ad avere in casa un piccolo tesoro. Sono quotati molto bene e capita di trovarli su Ebay a dei prezzi molto importanti.

CINA

Nel 1989 Spizzichino in accordo con i cinesi della Wuham crea dei prototipi marchiati come Wuham/Spizz. Ha sempre rifiutato di essere associato a quei piatti, affermando di essere stato coinvolto nella progettazione ma non nella produzione e distribuzione.

La serie Wuhan/Spizz

Intorno al 2002, ha iniziato inoltre a produrre piatti sinfonici, attualmente in uso in orchestre sinfoniche di tutto il mondo (Berliner PhilharmonikerRoyal ConcertgebouworchestraWienersymphonikerMetropolitan Opera HouseNew York PhilharmonicOrchestra Sinfonica di RomaMaggio Musicale FiorentinoGran Teatro La Fenice. (cit. Wikipedia).

Roberto Spizzichino ha continuato per anni a produrre i suoi piatti con la sua solita cura maniacale, fino alla sua scomparsa nel 2011.

E’ morto Roberto Spizzichino, batterista sublime ed artigiano visionario.

L’unicità dei suoi strumenti musicali se ne va con lui. La sua storia.

Piero Montanari

Testimonianze

Il notissimo batterista Roberto Gatto, che raccontando come l’amico Spizzichino gli avesse creato e dato il suo ultimo piatto, lo ricorda così:

Logo originale “Spizzichino”

“Nel suo laboratorio, ricavato dentro una fabbrica di metalli, lavorava sempre da solo ma temo che nessuno potrà prendere il suo posto, perché non ha tramandato la tradizione”

Viene descritto da amici e colleghi come “Nemico della mediocrità, solitario, perfezionista, lavorava e rilavorava i piatti, li conosceva uno ad uno, li carezzava delicatamente, cesellava di martello, incudine e torniaccio per arrivare alla tonalità inimitabile, diversa da qualsiasi altra. Si chiudeva in officina alle 17 quando chiudeva l’azienda che lo ospitava, e lavorava fino a notte fonda. “

Nel video sotto lo possiamo vedere in uno dei rari filmati, mentre prova i suoi piatti nella vecchia batteria proprio all’interno del suo laboratorio:

Che dire di più, io personalmente ho suonato per anni i suoi piatti (sfortunatamente solo le serie più economiche), senza neanche sapere chi fosse.

A volte anche un po’ vergognandomi di quella scritta, mentre i batteristi della mia età probabilmente con qualche soldo in più, sfoggiavano Paiste e Zildjian.

È vero che quei piatti niente avevano a che fare con i suoi capolavori, ma se avessi saputo che, per quanto serie molto economiche, avevano il nome di un grande artista, mi avrebbe fatto molto piacere.

Oggi alla luce di tutto ciò li conservo gelosamente come un ricordo dei miei inizi. Sono un hi-hat da 14″ ed un ride da 20″ (il crash da 16″ ci ha abbandonato tempo fa). Probabilmente non hanno il miglior sound del mondo ma sono stati testimoni degli anni più divertenti della mia crescita musicale.

Nel suo laboratorio, con la sua vecchia Gretsch ed i suoi piatti

Anche per questo è stato un piacere riscoprire la storia di questo grande artigiano.

Grazie Spizz.

Consigli e bibliografia

https://www.notsomoderndrummer.com/not-so-modern-drummer/tag/roberto+spizzichino

A presto,

Fabio.

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